«We are who we are», l’invito di Guadagnino alla riflessione intelligente

Su Sky, ha debuttato lo scorso venerdì, con due puntate in onda nella prima serata. E tanto è bastato perché la serie tv ideata, scritta e diretta dal candidato all’Oscar si trasformasse nel «caso» dell’autunno, portando il pubblico alla scoperta di una fluidità di genere raccontata senza banidera ma con genuinitàWe Are Who We Are, le foto della serie Sky Original We Are Who We Are, le foto della serie Sky Original We Are Who We Are, le foto della serie Sky Original We Are Who We Are, le foto della serie Sky Original We Are Who We Are, le foto della serie Sky Original We Are Who We Are, le foto della serie Sky Original We Are Who We Are, le foto della serie Sky Original We Are Who We Are, le foto della serie Sky Original We Are Who We Are, le foto della serie Sky Original We Are Who We Are, le foto della serie Sky Original We Are Who We Are, le foto della serie Sky Original We Are Who We Are, le foto della serie Sky Original Un trasferimento, l’arrivo conseguente in terra straniera, l’odio, viscerale, per l’educazione ricevuta e gli obblighi e i doveri e, insieme, l’impossibilità di capire se stesso e gli altri. Luca Guadagnino è riuscito a racchiudere in un solo episodio di We are who we are il senso estremo della propria poetica. E di Fraser, il giovane biondiccio, con il vizio dell’alcol e dei capricci, ha saputo fare un protagonista fuori dagli schemi. Perché, diversamente da quel che accade nella serialità televisiva, non ci sono eroi o personaggi con i quali simpatizzare. Solo, figure colte nella propria complessità, capaci – come ciascun essere umano – di affascinare e respingere e affascinare ancora.

Fraser, protagonista insieme a Caitlin della serie, la prima, che Luca Guadagnino abbia scritto e diretto per Sky , è un ragazzino arrabbiato, dove la rabbia è un sentimento tanto pervasivo da non poter essere ricollegato ad una sola origine. Fraser detesta Sarah, sua madre biologica: un comandante dell’esercito americano la cui professione lo ha strappato a New York. Detesta la piccola base militare nella provincia di Chioggia dove ha dovuto trasferirsi. Detesta le proprie fragilità e paure. Detesta, e basta, quasi che la furia fosse il solo motore capace di muoverlo. E nella rabbia cieca che lo stringe a sé, portandolo ad alzare le mani sulla madre biologica, c’è la ragione che sa rendere unica We are who we are.

La serie, in onda su Sky Atlantic alle 21.15 del venerdì sera e disponibile in streaming e on demand su Now Tv, non vuole cercare risposte. Non si prepone di spiegare a chi la guardi quale e quanta difficoltà sia insita nella crescita, in quel percorso cui si dà nome di adolescenza. Non giudica e non sentenzia. Semplicemente, mostra, invitando il proprio spettatore ad una riflessione, intelligente e personale, sul significato di «identità». Quel che Luca Guadagnino ha fatto, e che i primi due episodi hanno raccontato, il primo dal punto di vista di Fraser, il secondo da quello di Caitlin, è indagare le profondità spesso tortuose delle anime più giovani. Senza politica, senza retorica.

Guadagnino domanda, e a rispondere è l’esistenza nel suo divenire. We are who we are , i cui primi due episodi hanno mostrato l’avvento di Fraser nella piccola base militare vicino a Chioggia e l’incontro, quasi scontro, con la coetanea Caitlin, è un invito al vivere liberi. E della libertà racconta, spiegandoci (o ricordandoci) cosa voglia dire entrare in contatto con la propria identità. Qui e ora, senza che il giudizio altrui e le sovrastrutture sociali, le etichette con il loro obbligo di vedersi incasellati in una data categoria condizionino il nostro essere.

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